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  Guido Pagliarino

CENTRO STORICO

 

Abdl Satelch

 

 

Abdl Satelch prega Dio su un tappeto verzino

che fu di suo padre e del padre del nonno del padre.

Da quando venuto a Torino fuggendo dall'Africa,

il suo tappetino lo tiene ravvolto alla vita

e solo lo spiega a pregare rivolto alla Mecca.

Abdl Satelch sta su un'auto sul corso Valdocco

trovata relitta e stargata e vi mangia e vi dorme:

non vuole ammassarsi in soffitte affittate da cnici

a pi di duecento migliaia di lire per mese,

tra gente che pecca sfidando la Legge, che spaccia

o fa le rapine alle donne e agli anziani indifesi.

Lui tira il carretto per conto di qualche ambulante

e fa le consegne dei fiori per Lucio il fioraio

- a volte, qualcuno lo chiama a portare dei mbili

e allora guadagna quel giorno tre volte di pi -.

La sera lo vedono in tanti che stende il tappeto

tra gli alberi in mezzo alle uto e si volge al Signore,

n pi lui s'accorge di voci, di rombi, di clcson,

di gente che attorno lo guarda ridendo di lui.

Poi mangia da solo e la notte la passa sull'auto;

gli stracci e i giornali d'inverno gli bastano appena

e quasi congela, ma Abdl chiede niente a nessuno.

Quest'uomo, di certo, nel cuore dell'unico Dio.

Volevano fargli la pelle laggi al suo paese

perch non taceva di fronte ai soprusi d'un capo;

ma pure a Torino c' gente che vuole che muoia:

Omr Salazm gli ha proposto di vendere droga,

e lui gliel'ha detto che il male nemico del Bene,

e pi non gli parli e gli resti voltato e distante.

Omr l'ha giurato che o cede o gli toglie la vita,

e ieri l'ha fatto picchiare da quattro dei suoi,

poi gli hanno bruciato davanti il tappeto verzino.

Non passa pi molto che Abdl lo ritrovano morto.

Lui pensa: "Alla fine ritorno nel grembo di Dio".