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2000 ANNI DI SFIDA, CRISTIANESIMO E GNOSTICISMO

Saggio di Guido Pagliarino

Proprietà letteraria riservata

Prefazione e prime pagine

 

PREFAZIONE DELL’AUTORE

Potevo avere un sei anni e da qualche tempo mi portavano al cinema. Era comune allora il “cortometraggio”  fra uno spettacolo e l’altro. Non ricordo più il film, ma rammento bene che quel  documentario presentava animali che assalivano e divoravano animali, pesce grosso pesce piccolo, leone antilope, serpente topo… immagini che oggi i video ammanniscono di continuo, a gara, e pare non impressionino più nessun bambino (sarà). Per me era stato quasi uno shock. Per la prima volta avevo avuto innanzi evidente, dal vivo, il problema del male e del dolore universali. Perché il mondo era ordinato così? Dio non avrebbe potuto farlo diverso?

A parte gli ebeti, che si dice siano i più felici, nessuno, prima o poi, non s’è posto lo stesso quesito e non ha cercato di adattare la propria vita alla risposta, sempre che ne abbia trovato una: persone comuni, filosofi, religiosi.

In India sorge, assai anticamente, una discreta idea per assicurare ordine sociale ed evitare il più possibile, se non altro, il male che viene dall’uomo: l’idea della metempsicosi e delle caste:  fai male e ti reincarni  in uno scarafaggio, fai bene e recuperi posizioni, una reincarnazione dopo l’altra puoi tornare ad essere uomo e poi salire ancora fino a divenire un sacerdote; ma attenzione a non scadere di nuovo nel male, se no... L’idea di un fine ultimo non c’è ancora, le reincarnazioni sono eterne, al male esistenziale non si sfugge mai. Bisogna aspettare Buddha, circa VI - V secolo a.C., perché l’incarnarsi in una bestia sia tolto di mezzo e, soprattutto, si sgomberi l’idea dell’eternità delle vite. Già, ma anche in questo caso, “perché, di fondo, il male”? “Comunque, sono i desideri materiali ad aumentare le ambasce del cuore, cerchiamo di annullare almeno quelli; e l’importante è che, alla fine, la sofferenza delle  vite abbia termine e ci si trovi liberi nell’oblio-Nirvana”.

 Per gli antichi Ebrei, siamo nell’VIII – VII secolo a.C., è tutta colpa di Adamo. Dio è buono e tutto quanto ha creato lo è, tant’è vero che nella Genesi è mostrato mentre se ne compiace. È buona anche la libertà che ha concesso all’essere umano, peccato che questi abbia scelto il male e rovinato tutto, tanto la sua vita quanto il mondo che è diventato cattivo come lui; prima, il leone pascolava con l’antilope. Fuori dal simbolo, gli autori di questi passi della Genesi dicono in sostanza, mostrando l’Eden: “Vedete come Israele sarebbe felice se non peccassimo?”.

In Persia, col Mazdeismo, la risolvono immaginando due Iddii, uno del bene e l’altro del male, perennemente in lotta; per adesso l’ha vinta il cattivo e noi soffriamo, ma poi…

Per i Greci la materia è male e non l’ha creata Dio ma l’ha modellata un bel tipo d’incosciente chiamato Demiurgo; prima d’essere imprigionate nei corpi, le anime umane erano felici. Per una parte di quei pensatori, è venuto sulla terra un salvatore – rivelatore della vera sapienza divina, per la quale ci si salva dalla materia e quindi dal dolore. Pure così  è per certi giudei non ortodossi, anche se su alcune cose, come vedremo, la pensano un po’ diversamente. Gli uni e gli altri sono definiti gnostici dagli studiosi; loro invece, si definivano pneumatici. Per gli gnostici, soltanto alcuni, gli pneumatici ovviamente, hanno la scintilla divina dell’animo, il pneuma, e si possono salvare con la ricerca e certe pratiche; gli altri  no, sono solamente dei materiali destinati a morte. 

Per  giudei ortodossi e cristiani la Rivelazione divina è a tappe. Nel III secolo a.C., gli ebrei della setta dei farisei hanno un’illuminazione: il corpo dei giusti risorge, naturalmente con la sua intelligenza. Nel I secolo d.C., gli apostoli d’un giudeo crocifisso di nome Gesú riferiscono ch’egli è risorto in corpo ed anima e dunque è Dio. Gli apostoli non sono elitari, affermano che si salvano tutti, purché seguano l’esempio d’amore di Gesú e credano in lui: cercano di  far sapere dappertutto  la  magnifica notizia; però a molti ebrei e romani questa non piace e ammazzano gli apostoli in modi orribili.

Gli gnostici, curiosi delle novità, si interessano quasi sùbito al Cristianesimo e  molti, ma alla loro maniera, si cristianizzano: dicono che il vero Cristianesimo è il loro e che di risurrezione del corpo, neanche a parlarne; inoltre, continuano a insistere che solo gli illuminati si salvano.

Da quel tempo non cessano più le diatribe fra gnostici cristianeggianti e cristiani doc.

Ma… i secondi sono davvero tali? Per certi studiosi moderni, il Cristianesimo è derivato dallo Gnosticismo, è lui che è doc, mentre il Cristianesimo è Gnosticismo annacquato.

Questo e i 2000 anni di sfida fra Gnosticismo e Cristianesimo sono l’argomento di questo saggio, che è scritto da un cristiano.

Come sempre, invito il lettore a leggerlo di sèguito e poi, se vuole, ad andare a vedersi anche le note.

                                                Guido Pagliarino

Guido Pagliarino

2000 ANNI DI SFIDA

CRISTIANESIMO e GNOSTICISMO

I - 2000 ANNI DI SFIDA

Qualcosa di assolutamente improbabile accade nel 1946.

A Nag Hammadi, l’antica Chenoboskion d’Egitto, viene scoperta un’importante biblioteca antica con testi ben conservati. Prima, di gran norma, s’era dovuto ricostruire la letteratura remota su brani superstiti, a volte piccolissimi, di copie del II – V secolo, e anche oltre, reperiti in tempi e luoghi diversi. I rotoli completi erano andati distrutti per guerre, cataclismi, incendi, umidità…; così, l’antica, enorme e insostituibile biblioteca di Alessandria era stata incendiata e annientata dai Romani ai tempi di Cleopatra.

 I rotoli di Nag Hammadi contengono testi gnostici, in parte cristianeggianti come un vangelo apocrifo di Tommaso. Per quei reperti finalmente, si può approfondire lo Gnosticismo, insieme di dottrine derivanti da filosofia e teosofia[i] greche e da promesse di redenzione di culti misterici orientali, ebraici, egiziani, pitagorici, orfici, dionisiaci, ermetici, mistico-astrologico-magici: lo Gnosticismo nasce e vive su un terreno precedente fatto di religioni e di loro presunti misteri che pretende di svelare nel profondo, oltre che di filosofia arricchendosi via via di nuovi risultati della stessa[ii].

 Sulla base delle confutazioni teologiche di Padri della Chiesa e di altri antichi scrittori ecclesiastici, fin verso la metà del XX secolo s’era conosciuto soprattutto lo Gnosticismo cristiano, da altri chiamato Cristianesimo gnostico e da alcuni Gnosticismo cristianeggiante: espressione che mi sembra la più appropriata perché, come vedremo, i fondamenti del Cristianesimo sono assenti; anche se normalmente userò la prima perché è la più comune; ma ponendo “cristiano” in corsivo. Le scoperte di Chenoboskion permettono di paragonare lo Gnosticismo più antico, pagano e giudeo, a quello cristiano.

 

Gnosticismo: parola moderna per un fenomeno antico

 

Quei filosofi esoterici non fanno parte di un culto ufficialmente riconosciuto, e d’altronde il fatto stesso della segretezza ne è in contrasto; e neppure di una qualche corrente profetica. Solo col tempo si hanno gruppi gnostici, cristianeggianti, che si fanno riconoscere; ma rimanendo esoterici, in quanto i loro riti restano appunto segreti: un po’ come per la moderna Massoneria, che ha raccolto aspetti della gnosi mistica. Gli adepti non definiscono sé stessi come gnostici, né così li chiamano i loro confutatori cristiani. La parola Gnosticismo, da gnosi = conoscenza, è relativamente recente, coniata nel XIX secolo in ambiente storico, per identificare convenzionalmente un insieme di dottrine e pratiche esoteriche di una certa qual omogeneità. Gli studiosi ottocenteschi definiscono dunque gnostici quei gruppi filosofico-religiosi antichi che hanno a base del loro pensiero i concetti del dualismo tra bene e male; degli spiriti intermediari tra Dio e uomo e di esseri, diversi da Dio, plasmatori del mondo materiale, considerato malefico; di anima quale scintilla divina imprigionata nella materia; che ritengono necessario conoscere secondo una via non solo razionale ma mistica per liberare l’anima e condurla alla luce divina; che contemplano un essere soprannaturale salvifico, rivelatore della vera conoscenza; che accolgono l’astrologia come componente del sapere; sette che praticano riti esoterici, così come tengono segreto l’elenco e ritengono limitato il numero di coloro che la rivelazione gnostica possono ricevere. Parte di quelle persone crede alla reincarnazione secondo Orfismo e Pitagorismo; non coloro che hanno a base l’Egitto; infatti per gli Egizi non c’è reincarnazione e inoltre, secondo il generale sentire semita e poi giudeocristiano, quanto risorge è il corpo: per questo gli egiziani lo mummificano.

Gnosticismo è un termine che non ha tuttavia una precisa definizione scientifica[iii]. In effetti ci sono studiosi che chiamano gnostiche sette, come quella essena, che presentano solo parte dei concetti elencati; altri includono nello Gnosticismo la diffusa e più antica religione iranica dualista detta modernamente Zoroastrismo dal suo fondatore Zoroastro, il Mazdeismo, perché ha come base l’idea di un dio del bene e di un dio del male fra loro in lotta. Inoltre, va tenuto presente e vedremo che all’interno della concezione dualista ci sono differenze non secondarie tra lo Gnosticismo pagano e quello giudeo.

Due caratteri distinguono sempre gli gnostici, l’esoterismo e la dissimulazione, ma da soli non li caratterizzano. Io userò la parola Gnosticismo per dottrine che presentano almeno alcune delle sue caratteristiche principali; non nel caso si tratti di pratiche spiritistiche da salotto segrete o no, dell’idea singolare, più o meno paranoide, di essere un eletto, del credo nella reincarnazione e nell’astrologia. Altrimenti si deborderebbe troppo; potrebbe essere considerato gnostico addirittura un certo barbiere defunto, di cui fui cliente da ragazzo, che credeva fermamente negli oroscopi, consultava maghi prezzolati e partecipava a sedute spiritiche in cui gli era stato rivelato che, in una vita precedente, aveva avuto il privilegio d’essere stato Garibaldi e che si sarebbe reincarnato di nuovo in un pezzo da novanta anche maggiore.

 

Gnosticismo “cristiano”, nemico del Cristianesimo

 

Nella sua forma cristianeggiante lo Gnosticismo fu un  formidabile nemico del Cristianesimo; un avversario che, una volta entrato nelle fila della Chiesa, non solo si affinò di molto ma ritenne d’essere il vero Cristianesimo e rischiò di eliminarne, almeno presso i credenti colti, i fondamenti evangelici, cioè la realtà fisica della risurrezione di Gesú e l’imperativo di Cristo di farsi piccoli nell’amore per gli altri, con quelli della illuminazione degli eletti da parte di un Cristo che avrebbe portato, e a quelli soli, la vera sapienza salvifica.

 È da considerare al riguardo l’idea[iv] che i più antichi elementi dello Gnosticismo fossero non solo piuttosto disomogenei ma non ancora fusi nel periodo pre-cristiano e in quello del proto Cristianesimo e che dottrine ben organizzate si raggiungessero solo nel II secolo d.C. C’è chi ha precisamente affermato[v] che l’identificazione tra le figure del redentore gnostico e del Figlio dell’Uomo sia uno sviluppo dello Gnosticismo cristiano. Per certi studiosi però, tra i più importanti Rudolf Bultmann, è stato il Cristianesimo a derivare dallo Gnosticismo. Ci sono ancora oggi, da cattedre universitarie di storia comparata delle religioni, studiosi che sospettano la stessa cosa. Era, di fondo, la tesi di positivisti del XIX secolo, anche se non si riferivano espressamente allo Gnosticismo, ma in generale alle categorie della filosofia e della mitologia greche e delle teosofie orientali. Per il fondatore del positivismo Auguste Comte, era stato Paolo, nato a Tarso nell’ambiente giudaico ellenista della diaspora e che conosceva altrettanto bene il Greco e l’Ebraico, a creare il Cristianesimo[vi], richiamando un oscuro personaggio, Gesú, diverso dalla figura risultante dalle Lettere paoline, e da Paolo definita Cristo-Dio (l’Unto – Messia –  Dio), tradendo la tradizionale figura del messia atteso dai Giudei che avrebbe dovuto sì essere dotato di grandi carismi e governare un millenario regno di pace, ma uomo: Paolo, sempre secondo il Comte, aveva creato la nuova religione connotandola di pensiero e miti ellenici. Si trattava  però di ipotesi non sostenute da documenti, ché il punto di riferimento era per il Comte e per gli altri critici positivisti il Nuovo Testamento, di cui rifiutavano quale invenzione quanto non corrispondeva alle loro tesi. Individuavano nella dispersione degli Ebrei la condizione oggettiva del notevole e relativamente celere sviluppo del primo Cristianesimo[vii]: qualunque nuovo movimento religioso fosse nato fra i Giudei della diaspora, dicevano, avrebbe avuto notevole probabilità di diffusione grazie alla medesima, dato che in moltissimi centri del bacino del Mediterraneo, soprattutto in Egitto, nell’Asia Minore, in Italia, c’erano comunità ebraiche che ogni tanto visitavano Gerusalemme ed erano in contatto epistolare con altri ebrei. Il movimento si sarebbe espanso presto e grandemente all’ambiente gentile greco-romano, debordando dal Giudaismo ellenizzato, grazie, fin dall’inizio, alla frenetica attività di Paolo e alla sua grecità, nonché all’opera dopo di lui di altri cristiani giudeo-ellenizzati o greco-romani, fra cui un presunto autore elleno del Vangelo secondo Giovanni. Vedremo invece che l’ellenizzazione vera e propria  del Cristianesimo non è precedente gli anni 135 – 140 del II secolo, periodo nel quale entrano in gioco i primi apologisti greco-cristiani. Era stato supposto pure che Gesú, durante i suoi anni oscuri, all’incirca fra i dodici e i trent’anni, avesse studiato dottrine spirituali in Oriente. Tuttavia, quelle idee erano ormai in decadenza prima della metà del XX secolo. Come riferiva Alan Bouquet in una sua storia delle religioni del 1941, “gli studiosi del Nuovo Testamento che ci precedettero errarono nel supporre che il Cristianesimo iniziasse con l’attività di un maestro di tipo socratico, o confuciano, che dovesse alla sua capacità dialettica il proprio notevole successo e che poi si corrompesse trasformandosi nel culto esoterico di un eroe divino”.

La sfida tra Cristianesimo e Gnosticismo cristiano non s’è chiusa, anche se ufficialmente il secondo è sconfitto dalla Chiesa già nel V secolo, dopo aver cominciato a indebolirsi dal III. In realtà risorge più volte in eresie[viii] cristiane ed è ancora vivo sotto altri nomi, in sette e in membri della stessa Chiesa. Anzi, nel movimento New Age, ne parleremo a suo tempo, costituisce per il Cristianesimo un potentissimo avversario.

V’è oggigiorno chi pensa che la via mistico-ascetica alla conoscenza di Dio sia senz’altro superiore a quella dello studio della Parola, il che può vedersi quanto meno come atteggiamento gnostico. Mi pare il caso, ad esempio, di Marco Vannini nel suo saggio “Il volto del Dio nascosto” che, salvo alcuni versetti di Giovanni, ignora il Testamento ed esalta la mistica greca. Mi sembra che in sostanza la tesi di quest’autore sia che il migliore cristiano è quel mistico che segue l’esempio di Gesú nell’esperienza dell’Uno, raggiungendo nel sommo intuitivo della propria ragione l’unità profonda con Dio stesso. Fatto è che, come risulta dal complesso dei Vangeli, non è di tipo mistico l’esempio di Cristo che il credente deve seguire ma pratico, nella carità del giorno per giorno. Solo in alcuni versetti di Giovanni, se estrapolati dall’insieme del suo Vangelo, si può trovare apparente avallo a quella tesi, come dove Gesú afferma che lui e il Padre sono una cosa sola; ma nel Cristianesimo, secondo l’insieme del Nuovo Testamento, s’intende che Gesú-Cristo-Figlio è Persona divina dell’unico Dio, non che l’uomo Gesú è giunto misticamente a fondersi con Dio. Direi che il Vannini mostra per la Scrittura un certo qual disprezzo. Mi sembra ne rifiuti il sentire ebraico e che apprezzi solo quanto, in Giovanni, appare venire da quello greco[ix].

 Pure adesso c’è chi, anche tra cristiani, ignorando che il Cristianesimo ha come base religiosa essenziale la reale risurrezione di Gesú, non una dottrina derivante da speculazioni, afferma che sotto l’insegnamento praticato ai comuni credenti, cioè quasi a tutti, si cela il vero sapere rivelato da Cristo a pochi discepoli e da questi tramandato a una parte sola dei loro allievi. Uno di quegli eletti sarebbe stato l’apostolo Giovanni sia per essere stato il migliore amico di Cristo - il discepolo che Gesú amava - sia perché alcuni, come il Bultmann, suppongono d’aver trovato nel suo Vangelo basilari concetti gnostici. Pure gli apostoli Tommaso e Filippo sono ben piazzati fra quei presunti eletti tra gli eletti di Cristo, il primo per aver voluto conoscere a fondo mettendo le dita nelle piaghe del Risorto e il secondo per avergli chiesto di fargli vedere il Padre.

Vi sono oggi cristiani che praticano riti segreti magico-iniziatici e spiritismo. Li troviamo, oltre che nel movimento New Age, fra cattolici integristi dell’estrema destra che, anche sul pensiero teosofico di Julius Evola, aderiscono a conventicole da considerarsi piuttosto gnostiche che cristiane, pure per certo atteggiamento di disprezzo culturale e umano verso le persone più semplici, o soltanto ritenute tali perché non delle loro: avevo avuto la tribolazione di conoscerne da vicino alcuni, in un circolo ufficialmente apolitico che avrebbe dovuto occuparsi solo di cinema; anche protestanti partecipano a sedute spiritiche o sono tentati o addirittura credono nella reincarnazione. Altri cristiani sono membri di confraternite esoteriche Rosa – Croce o di cattoliche fratellanze che si rifanno segretamente agli antichi Templari o al Martinismo di fine ‘700. Cattolici e protestanti sono membri di logge massoniche deiste[x], dove si praticano riti antichi di sublimazione spirituale.

(OMISSIS)

Note

[i] Teosofia, in senso stretto, è filosofica ricerca sul divino, ma più ampiamente, comprende la scoperta mistica, che nell’antica Grecia è intesa come unione con Dio del vertice intuitivo della ragione, capace di intendere i misteri. Pure nell’antico Oriente la teosofia è volta estaticamente al raggiungimento di analoghe mète dalla speculazione religiosa induista e buddista. Dal II secolo, in Occidente ha particolare luogo nelle scuole neoplatoniche (Ammonio Sacca, Plotino, Porfirio, Giamblico, Proclo).

[ii] Ad esempio, il fondamentale concetto gnostico di pleroma, di cui parleremo, è analogo a quello di cosmo noetico dei filosofi Filone d’Alessandria (20 a.C. - 50 d.C.) e Plotino (205 – 270 d.C.) e, (V - IV secolo a.C.) fa riferimento alla ben più antica, platonica Idea che Dio ha del mondo, un modello perfetto di quello sensibile.

[iii] J. Munch.

[iv] R. E. Brown, C. Colpe, H.M. Schenke.

[v] H. M. Schenke.

[vi] È tesi oggi della scuola di critica al Cristianesimo dell’Università Ebraica di Gerusalemme, per la quale però Gesú era un ottimo rabbino ebreo, non un oscuro fanfarone come per il Comte.

[vii] Sicuramente ebbe importanza: Paolo, giungendo in una nuova località, anzitutto predicava a ebrei in sinagoga; poi si rivolgeva a gentili.

[viii] Intendo qui con eresia quanto l’etimo significa, cioè una scelta diversa su uno o più punti rispetto all’ortodossia di quella che gli studiosi chiamano l’antica Grande Chiesa.

[ix] Vedremo più avanti versetti di Giovanni che alcuni studiosi hanno ritenuto scritti da un greco gnostico.

[x] Parlerò del Deismo più avanti, in apposito paragrafo.


Titolo Duemila anni di sfida: Cristianesimo e Gnosticismo
Autore Pagliarino Guido
ISBN 88-7418-177-9
Dati 140 p., br.
Anno 2003
Editore Prospettiva editrice
Collana CostellazioneOrione
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